Questi parassiti lasciano inconfondibili segni: Le foglie si arricciano e si deformano, la crescita è stentata e la pianta risulta sofferente. Un altro indicatore, quando la pianta sembra ancora in salute, potrebbe essere la presenza piú o meno marcata di formiche che scorrazzano nel vaso oppure la presenza di fumaggine.
Di solito gli afidi si insediano al di sotto della lamina fogliare o all’interno della rosetta ma si notano facilmente anche su di una foglia o un germoglio.
Il mondo di questi esserini è piuttosto vasto e, solitamente, si presentano come insettini verdi, arancioni o neri, e spesso si nota la presenza di corpuscoli bianchi che non sono altro che i resti della muta dei parassiti.
Una volta appurato che ci si trova di fronte ad un attacco di afidi le soluzioni sono molteplici:
– Preparare una macerata d’aglio o di tabacco
– Immergere completamente la pianta con tutto il vaso in acqua demineralizzata per 12-24 ore
– Se le soluzioni naturali di cui sopra non bastano e la loro presenza è massiccia si dovrà utilizzare un buon prodotto antiparassitario sistemico e ripetere il trattamento, se necessario, dopo circa 2 settimane. Ottimi sono quelli utilizzati per agricolture biologiche in quanto permangono meno nel terreno. Importante è trattare SEMPRE la sera se si usano questi prodotti, il sole potrebbe causare lesioni alla pianta.
Sono piccoli insetti alati, giallastri o neri e dalla forma allungata, che emergono dal suolo verso primavera/estate e, con il freddo, vanno in una sorta di stasi.
Un loro attacco si manifesta attraverso delle macchie o punti color argenteo/marrone oppure decolorazione delle foglie, non di rado si notano delle piccole perforazioni.
Il loro debellamento risulta piú ostico rispetto agli afidi. Si utilizzano prodotti sistemici da usare la sera e ripetere, se necessario, dopo 1-2 settimane oppure, per un alternativa naturale, la macerata di tabacco (con risultati diversi in base al livello di infestazione).
Attenzione, disattivare la modalitá sterminio!
Non tutto ció che si muove nel vaso è necessariamente un male da debellare e queste innocue crature ne sono l’esempio lampante. Se si notano degli insettini bianco grigiastri che scorrazzano saltellando nel terreno, molto probabilmente si tratta di collemboli.
La cosa piú saggia da fare (a patto che non vi siano altre infestazioni in corso) è lasciargli fare il loro sporco lavoro. Cibandosi infatti di marciumi, muffe e funghi tengono pulite le nostre piante e producono l’humus che ne facilita la crescita.
È per evitare di uccidere queste creature che sempre piú spesso si sconsiglia l’uso di prodotti sistemici a favore di rimedi naturali come macerata di tabacco o di aglio, purché funzionali.
Sono dei minuscoli moscerini scuri che camminano o svolazzano sulla torba, in forma adulta non creano particolari fastidi e possono costituire una buona resa di prede (le drosere apprezzeranno).
Nello stadio larvale, invece, si presentano di color bianco/traslucido e possono causare problemi, sopratutto a piante già fortemente debilitate.
Un indice della loro presenza sono dei forellini sulla superficie del terreno causati dalle larve ma anche dai moscerini stessi che scavano per deporre. Inoltre si possono notare foglie ingiallite, avvizzimento e crescita stentata.
Cibandosi principalmente di marcescenze ma anche di radici e tenere foglioline possono veicolare malattie e creare delle lesioni. A questo punto occorre trattare con insetticida sistemico, da applicare la sera. Alcuni coltivatori hanno provato con rinvasi e immersione in macerata d’aglio con risultati altalenanti. Una soluzione alternativa e del tutto naturale per debellare le larve è far colonizzare il vaso da piantine di utricularia.
È un parassita relativamente grande, misura circa 3-5mm ed è difficile da debellare completamente.
Ci sono due tipi di cocciniglia: Cotonosa, di colore bianco; A scudetto, dal colore marrone e dall’aspetto appiattito.
Un indicatore della sua presenza è la comparsa di fumaggine.
Ci sono diversi rimedi a questa infestazione, da usare in base alla gravità:
– Toglierle manualmente con un cotton fioc imbevuto d’alcol;
– Immergere la pianta con tutto il vaso in acqua demineralizzata per almeno 48 ore (molto piú tempo rispetto agli afidi);
– Macerata di aglio o di tabacco;
– Insetticida specifico anticocciniglia da applicare la sera e da ripetere dopo 1-2 settimane.
Se non funziona nulla di tutto questo un ulteriore soluzione è quella di estrarre la pianta dal vaso, lavarla accuratamente, pulirla da parti morte e ulteriori cocciniglie presenti, trattare con prodotto apposito e rinvasare in terreno nuovo.
Comporta delle macchie bronzee con striature color ruggine sulle foglie e sulle trappole, disseccamento precoce e ragnatele minuscole visibili quasi esclusivamente in controluce. Si notano spesso anche dei piccolissimi puntini cerchiati di rosso.
È molto difficile da individuare ad occhio nudo, da non confondere con i piccoli ragnetti rossi che invadono i muri in primavera-estate. Per non confonderlo con altri parassiti l’unica soluzione è procurarsi una buona lente d’ingrandimento.
Per eliminare gli adulti potrebbe bastare immergere la pianta con tutto il vaso in acqua demineralizzata per diverse ore e trattare con prodotto apposito antiacari. Problema diverso si pone con larve e uova, immuni all’annegamento e, il piú delle volte, agli acaricidi generici. Contro di loro hanno effetto i prodotti specifici larvicida-ovicida (da applicare la sera e ripetere dopo 7-10 giorni).
Come attività preventiva aiuta molto vaporizzare frequentemente in quanto questo parassita odia l’umiditá e l’acqua in generale. È molto importante debellare una sua infestazione poichè porta inevitabilmente alla morte della pianta.
Si tratta delle farfalline grigiastre che si vedono di sera in autunno o primavera che, di per sé non creano assolutamente fastidi.
Il problema sono invece le loro larve. Vivendo poco sotto la superficie e vicino al rizoma e cibandosi di tutto ciò che è organico, si lasciano dietro una consistente quantità di escrementi che possono far insorgere muffe. Facilmente riconoscibili perchè di color marrone chiaro ed hanno la testa scura. Solitamente non si cibano di radici o rizoma ma comunque non li sdegnano.
Le uova invece hanno un color bianco da appena deposte per poi tendere progressivamente al rossastro. Capita a volte di vederle attaccate su di un ascidio di Sarracenia (come le uova di Cimicie). Basta toglierle con un cotton fioc o delle pinzette.
Non si tratta di un problema da sottovalutare ma piuttosto da trattare in tempo perché un’infestazione massiccia può far morire la pianta. Se ci si accorge della sua presenza si travasa la pianta controllando bene che non ci siano uova o altre larve, oppure si tratta irrorando con insetticida per formiche in polvere diluito in acqua distillata.
Si manifesta come una polvere bianca simile allo zucchero a velo e colpisce praticamente ogni tipo di pianta carnivora in condizioni di alta umiditá e scarso riciclo d’aria.
Si combatte esponendo maggiormente la pianta al sole oppure utilizzando trattamenti a base di zolfo. Spesso è utilizzato il trichoderma con ottimi risultati.
Risulta particolarmente dannosa per il Cephalotus follicularis.
Muffa grigio/nerastra che si sviluppa maggiormente sulle prede digerite dalle piante e sulle loro foglie morte o lesionate. Sopratutto in condizioni di alta umidità.
Per liberarsene normalmente basta togliere in tempo l’esoscheletro dell’insetto digerito o comunque tenere pulito il vaso togliendo le foglie secche o marcescenti e, in particolare, garantire un buon riciclo d’aria e una buona esposizione al sole (che la botrite tanto detesta).
In caso di presenza estesa si tratta con prodotti a base di zolfo o fungicidi, oppure con Trichoderma.
Attenzione comunque a non sottovalutarla in quanto se non debellata in tempo ucciderà la pianta. Nei casi gravi si effettua un travaso di emergenza pulendo a fondo la piantina e trattandola con prodotto apposito, per poi trasferirla in terreno nuovo. È importante che il vaso rimanga esposto al sole piú a lungo.
È un fungo presente spesso nel terreno e, se non scoperto e trattato in tempo, porta al deperimento repentino della pianta.
L’infezione parte dalle radici per poi arrivare al rizoma. La pianta, non riuscendo piú ad assumere acqua, inizia ad afflosciarsi ed ingiallire sia nelle foglie vecchie che in quelle nuove o in formazione. È necessario isolare preventivamente un caso sospetto, travasare ed irrorare con fungicida sistemico.
Un’ottima prevenzione del tutto biologica puó essere fatta attraverso l’uso di Trichoderma sul terreno.
Se la pianta risulta essere eccessivamente debilitata probabilmente verrà persa, conviene pertanto fare una talea fogliare (previo trattamento antifungino) in modo tale da salvare almeno la genetica della pianta.
È volgarmente identificata con questo nome quella che forse è la peggiore debilitazione che possa colpire le nostre piante. Attacca generalmente le giovani Sarracenia ma anche tutte le altre piante.
È un insieme di fattori che si manifestano come un afflosciamento e disidratazione della parte aerea (con peggioramenti repentini in 1-2 giorni) e marcescenza diffusa del rizoma. Gli ascidi diventano marroni a partire dalla base.
Il punto di divergenza con il Pythium è questo. Mentre quest’ultimo attacca dapprima le radici per poi diffondersi al resto della pianta, il c.d. cancro rende marcio e molliccio il rizoma lasciando praticamente intatte le radici. Anche se non è da escludere che la marcescenza diffusa parta proprio da un infestazione di Pythium.
Una volta diagnosticato c’è ben poco da fare, la pianta molto probabilmente ha il destino segnato. Occorrerà incidere con uno strumento disinfettato, asportare la parte malata e separare il salvabile per trasferirlo in torba nuova. Si consiglia di trattare con antifungino per evitare il rischio di infezioni patogene nelle parti incise.
Come attività di prevenzione è consigliato tenere sempre pulite le piante da parti secche e marcescenti e cambiare periodicamente il terreno. Alcuni coltivatori aggiungono nel vaso il Juncus il quale ossigena il terreno e rallenta la decomposizione della torba (anche se non si tratta di una soluzione efficace al 100%).
È un fungo i cui sintomi sono delle macchioline chiare sulle trappole delle nostre Dionaea che poi diventano nere/necrotiche e si estendono al picciolo. Si notano anche deformazioni, deperimento e la perdita graduale della colorazione rossa della trappola.
Profilassi: Isolare preventivamente quando si sospettano i primi sintomi in teca coperta o serretta a parte. Per prevenire può aiutare mettere dello sfagno al colletto della pianta ma, per assicurarsi prevenzione e cura certe, meglio trattare con fungicida sistemico.
Un fungo scuro, tendente al nero, che si presenta in zone dove viene prodotto il nettare, le sostanze zuccherine e quelle cerose ad esempio l’opercolo e il peristoma della Sarracenia oppure i bordi trappola nella Dionaea. Si sviluppa sopratutto in condizioni di alta umidità e scarsa aerazione.
Non rappresenta una minaccia in quanto non attacca in modo diretto la pianta ma solo il suo strato superficiale.
Se si presenta in zone dove non viene prodotto nettare (ad es. una foglia o il fusto di un ascidio) può essere indicatore della presenza di parassiti che producono melata come gli afidi e la cocciniglia.
Per debellare questo fungo si ricorre al taglio della parte interessata oppure si usa il rame micronizzato (essendo “macinato” finemente si corre meno il rischio di riscontrare bruciature, sopratutto su foglie giovani e tenere).
Con le prime piogge primaverili si presenta, non di rado, questo funghetto “marchiatore”.
Attacca piú che altro Sarracenia e Nepenthes e si nota in quanto genera delle macchioline rossastre con la parte centrale secca e a volte perforata. Una sua presenza non rappresenta una vera e propria minaccia per la pianta ma è in grado di rovinarla in modo indelebile estendendosi fino a provocare grandi macchie perforate.
Non è necessario trattare ma, nel caso lo si volesse fare comunque per un fattore estetico, usare un fungicida.
Si notano spesso questi piccoli vermetti scuri che si muovono spasmodicamente nell’acqua del sottovaso.
Per debellarle si ottengono buoni risultati con dei fili di rame immersi nel sottovaso oppure con prodotti a base di zolfo. Si sconsigliano tuttavia queste soluzioni dato che sul lungo periodo rischiano di avvelenare la pianta.
Queste larve con creano problemi alla pianta. Se proprio ci tenete per un fattore estetico allora è meglio pulire a fondo il sottovaso e cambiare l’acqua di tanto in tanto oppure aggiungere un’Utricularia nel sottovaso (questa pianta carnivora acquatica tiene a bada le larve ma occorre impedire all’acqua di surriscaldare troppo).
Per la loro versione adulta il miglior rimedio naturale sono le drosere!
Creano buchi sulle tenere foglie e lasciano le inconfondibili tracce di bava.
Non ci sono dei trattamenti preventivi o risolutivi che non rischino di danneggiare la pianta, si opta quindi per la rimozione a mano o il nulla di fatto, se commettono un passo falso sono pur sempre prede.
Le lumache sembrano apprezzare particolarmente la birra, un bicchierino vicino alle piante può aiutare a distrarle dalle piante.