La sua coltivazione si perfeziona solo con l’esperienza diretta, tenendo a mente alcune nozioni:
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Vivendo in zone montane dalla California all’Oregon ama temperature fresche anche in estate.
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Il caldo è la sua debolezza principale! Anche un paio di giorni di caldo a settembre/ottobre rischiano di farla marcire irreparabilmente. Occorre, ovviamente, tenere in considerazione la latitudine in cui viene coltivata!
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È necessario garantirgli acqua fresca costante e temperature mai superiori a 25° per lunghi periodi. Fondamentale è anche l’umidità e aiuta, in tal caso, vaporizzare frequentemente.
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Procurarsi un vaso retato o traforato. È la miglior soluzione per garantire che la temperatura al suo interno non aumenti eccessivamente. Inoltre dovrà essere molto largo perché la Darlingtonia si espande lateralmente grazie agli Stoloni.
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Se possibile utilizzare come sottovaso un contenitore in polistirolo.
Rigorosamente distillata!
Puoi utilizzare quella del ferro da stiro (se non profumata) o raccogliere l’acqua piovana.
Di solito si scarta la prima pioggia, sopratutto se raccolta in zone abitate, perché contiene polveri e smog.
A differenza delle altre carnivore la Darlingtonia apprezza molto l’acqua versata dall’alto, sopratutto in estate. Assicuratevi che ci sia comunque acqua fino a tre quarti del vaso e, ribadiamo, il piú fresca possibile.
L’ideale sarebbe coltivare questa pianta in puro sfagno vivo o disidratato. In alternativa procuratevi della perlite (diametro circa 2-5mm) e fate un mix 50/50 con una buona torba bionda acida di sfagno (senza ammendanti) con queste caratteristiche:
PH: 3.5 – 4.5
Azoto: < 1
Sostanza organica: > 80 %
Grado di decomposizione: H1-H5
La Darlingtonia necessita di stare all’esterno per tutto l’anno per poter fare il cosiddetto riposo invernale.
Se la temperatura è particolarmente bassa allora si può porre in casa per brevi periodi oppure aggiungere nuova acqua di tanto in tanto per evitare che quella presente si ghiacci.
Consigliamo di riparare anche in caso di forti piogge o grandine, che potrebbero scoprire rizoma e apparato radicale della pianta oltre a danneggiare gli ascidi.
È importante la coltivazione all’esterno poiché la pianta ha bisogno di percepire i cambi di temperatura e di illuminazione dovuti all’alternanza delle stagioni.
Il periodo in cui bisogna fare particolare attenzione è sicuramente l’estate. La pianta va tenuta quasi totalmente immersa in acqua con annaffiature frequenti per non farla surriscaldare.
Altra soluzione, piuttosto ingegnosa, è quella di procurarsi una pompetta e fare un piccolo impianto elettrico di riciclo continuo con acqua fresca.
Anche l’inverno non è da sottovalutare! Sebbene in natura sopporti bene temperature anche al di sotto degli 0°, la sua coltivazione in vaso ha un problema: il ghiaccio. Se si ghiaccia l’acqua presente nel terreno o nello sfagno la pianta non riesce ad assimilarla e muore disidratata.
Soluzione a tale problematica può essere coprire il vaso con del tnt (lasciando scoperta la pianta) oppure irrorare di tanto in tanto con acqua nuova. In questo periodo il livello dell’acqua va tenuto molto al di sotto di quello usato per la stagione estiva.
L’esposizione al sole è importante. In inverno vanno bene quante piú ore di luce possibile, in estate è meglio una soluzione che garantisca un minimo di ombreggiatura nelle ore piú calde della giornata.
Tra Novembre e Febbraio c’è il cosiddetto riposo invernale, è un ottimo momento per rinvasare! In questa eccezione ci saranno due soluzioni con substrati differenti:
1) Puro sfagno vivo o disidratato o un mix dei due (consigliato):
Riempire circa 3/4 del vaso con lo sfagno;
Avvolgere la pianta con ulteriore sfagno avendo cura di coprirne bene il colletto, i punti di crescita e le radici;
Trasferire la pianta nel vaso riempiendo con lo sfagno eventuali zone vuote.
Se travasate in puro sfagno il miglior tipo di vaso è sicuramente quello retato o traforato. Ovviamente se si utilizza lo sfagno disidratato si dovrà reidratarlo con acqua distillata prima di metterci a dimora la pianta.
2) Classico mix di torba e perlite 50/50 ma con sfagno vivo almeno in superficie:
Prepara il mix di torba e perlite.
Se nel vecchio vaso era stata utilizzata la torba allora la pianta va sciacquata bene, anche con acqua di rubinetto.
Inserisci il mix (ricordati di bagnare e strizzare) fino a coprire circa 3/4 del vaso. Consigliamo di posizionare un dischetto struccante o fiocchi di spugna sul fondo del vaso. Questo ci permette di mantenere il sottovaso pulito e di rendere il composto più drenante.
Avvolgi la pianta in puro sfagno vivo (come sopra) e mettila a dimora con ulteriore sfagno dove serve.
In questo caso il miglior tipo di vaso è quello in terracotta dato che i buchi del vaso retato farebbero fuoriuscire tutto il mix. La plastica è, in linea di massima, sconsigliata perché protegge meno dal caldo.
In entrambi i casi è consigliato poggiare la pianta poco sotto il livello del bordo del vaso in modo da riparare il piú possibile il rizoma e le radici dal sole diretto.
P.S. Non tutti ne sono al corrente ma la torba, anche se secca, può contenere dei funghi o delle muffe che possono causare infezioni se abbiamo tagli o ferite sulle mani. Se puoi indossa dei guanti in lattice mentre la usi.
Niente panico! Sono dovuti principalmente al ricambio fogliare della pianta.
Ogni ascidio dopo un pò di tempo inizia a seccarsi e pian piano perde completamente vitalità. Quando sarà diventato completamente secco si potrà tagliare o staccare dalla base.
È bene precisare che se molti ascidi non sono più turgidi e assumono un colore marrone partendo dalla base la pianta, probabilmente, sta marcendo. Se è questa la situazione che ci si presenta davanti la miglior soluzione è provare a separare gli Stoloni e salvare il salvabile.
Il fiore di questa pianta è molto simile a quello di una Sarracenia e, come questa, i suoi semi necessitano di stratificazione a freddo.
Bisognerà quindi riporre i semi in frigorifero avvolti in una garza, all’interno di un piccolo contenitore pieno di acqua distillata per 30-40 giorni. Così facendo possiamo seminare durante tutto l’anno e veder spuntare le nuove plantule in circa 20-25 giorni. Questa procedura non serve durante l’inverno, il freddo rompe naturalmente l’involucro che riveste il seme.
Di solito la semina all’esterno avviene tra Novembre e Gennaio e si pratica appoggiando i semi in puro sfagno vivo.
Data la lentezza nel raggiungere la maturità partendo dal seme (circa 3 anni) è preferibile la divisione degli Stoloni per ottenere nuove piante.